Imprese, Istituzioni e Futuro: il punto sulla Circolar Economy in Italia
- by Greenthesis Group
- 26 feb 2026
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L’economia circolare in Italia sta attraversando una fase di evoluzione strategica che combina consolidamento industriale e innovazione trasformativa. I dati del Report dell’Osservatorio 2025 Circular Economy1 delineano un sistema più consapevole, strutturato e orientato all’investimento, che rileva una nuova fase di maturità, in cui la circolarità è entrata stabilmente nel linguaggio delle imprese, nelle priorità istituzionali e nella sensibilità collettiva. Dopo un rallentamento nel biennio 2023–2024, il 2025 ha segnato un momento di rilancio, allineamento e visione di lungo periodo.
Il livello di maturità delle imprese italiane è in crescita:
- aumenta la quota di aziende che adotta pratiche di economia circolare in modo strutturato2, mentre si riduce progressivamente l’approccio esplorativo. Un segnale chiave riguarda la misurazione delle performance, con la crescita del numero di imprese che monitora la propria circolarità e che integra standard riconosciuti come la UNI/TS 11820 nei sistemi di governance aziendale. Nel 2024 solo il 18% delle imprese monitorava la propria circolarità, mentre nel 2025 la quota sale al 30%, con un ulteriore 37% che prevede di introdurre strumenti dedicati;
- anche sul piano economico il cambiamento è evidente, con aumento di investimenti consistenti e riduzione di quelli marginali. L’economia circolare genera oggi un risparmio economico di oltre 18,3 miliardi di euro, pari al 15% del potenziale di 119 miliardi di euro stimati al 2030.
In questo contesto si inserisce l'adozione di pratiche legate al ciclo tecnico e al ciclo biologico di Greenthesis Group, di cui l’Ing. Giulia Chiesa, Project and R&D Manager, ha illustrato esempi concreti durante l'evento "Italia Circolare: Persone, Imprese, Futuro" ad Ecomondo 2025. Forte di un’esperienza trentennale, il Gruppo adotta oggi una strategia di sostenibilità dove il rifiuto viene valorizzato e trasformato in risorsa. I risultati sono tangibili: uno dei principali indicatori, l’indice di recupero materia (rapporto tra i rifiuti trattati e materia prima seconda prodotta) è passato dallo 0% del 2019 al 24% nel 2024, con la produzione di 123.000 tonnellate di End of Waste (EoW) da quattro impianti del Gruppo. Ad esempio, in un impianto di trattamento di rifiuti agroalimentari, per il ciclo biologico il recupero restituisce una matrice organica ad alto potere metanigeno (denominata commercialmente ZEROMAIS). Il ciclo recupera anche oltre il 95% del packaging trattato, destinando la frazione rimanente a impianti di termovalorizzazione come Rea Dalmine. La spinta all’evoluzione di Greenthesis Group si concretizza poi nei nuovi progetti del ciclo tecnico, come il Progetto RULE (progetti "Faro" di economia circolare del PNRR) per il recupero di scarti tessili pre-consumo, e l'acquisizione della ex start-up Carborem che ha sviluppato il primo impianto industriale con tecnologia proprietaria per l'idrolisi termica (HTC) dei fanghi presso il depuratore di Liscate.
Accanto al consolidamento dei grandi player, l’ecosistema delle start-up3 rappresenta il laboratorio dinamico della transizione. Il Nord Italia, e in particolare la Lombardia con il 30% delle realtà mappate dal report, si conferma il principale polo di sviluppo delle iniziative circolari, in linea con la concentrazione territoriale delle progettualità ambientali. Queste realtà si muovono lungo le medesime direttrici complementari sperimentate da Greenthesis Group, ovvero ciclo biologico (agroalimentare, bioeconomia, chimica verde e valorizzazione degli scarti agricoli) e ciclo tecnico (riciclo avanzato, moda e tessile sostenibili, elettronica, recupero e valorizzazione dei materiali). La combinazione di specializzazione tecnica e flessibilità organizzativa rende le start-up un attore chiave per la sperimentazione di modelli replicabili su scala industriale.
La consapevolezza del concetto di economia circolare è ormai ampia anche nella popolazione italiana4 (60%). Tuttavia esiste ancora un divario tra sensibilità e comportamento sistemico: infatti permane una visione spesso limitata a pratiche come riciclo e riduzione degli sprechi, in cui le motivazioni sono spesso legate al risparmio economico (41%) più che a una spinta esclusivamente ambientale. Modelli più evoluti — sharing economy, prodotto-servizio, estensione della vita utile — risultano meno consolidati con circa il 46% dei cittadini che adotta i comportamenti riconducibili alla circolarità. L’indagine ha rilevato che sono soprattutto le nuove generazioni a mostrare una propensione più marcata verso l’usato, il ricondizionato e i servizi di sharing. Questo dimostra che il fattore generazionale rappresenta un acceleratore naturale della trasformazione, in un contesto in cui solo un cittadino su quattro si sente pienamente responsabile dell’impatto dei propri acquisti: costruire fiducia, qualità certificata e strumenti educativi sarà fondamentale per trasformare la sensibilità in abitudine stabile.
Verso il 2030: normative, ostacoli e prospettive
L'evoluzione normativa europea — dal Clean Industrial Deal al Primo Working Plan del Regolamento sull’ecodesign dei prodotti sostenibili — e italiana, che nel marzo 2025 ha visto l'aggiornamento della Strategia Nazionale sull’Economia Circolare per definire nuovi Criteri Ambientali Minimi (CAM) e regolamenti End-of-Waste, sta rafforzando gli obiettivi su eco-design, riciclo, responsabilità estesa del produttore e finanza sostenibile. Tuttavia, nonostante i progressi, permangono sfide significative: Giulia Chiesa ha evidenziato come il contesto normativo nazionale rappresenti ancora in parte un ostacolo, a causa di iter autorizzativi lunghi nell’EoW, di cui si auspica una progressiva estensione ad un numero sempre maggiore di materiali, e processi di certificazione impegnativi. Per le istituzioni, la priorità futura quindi sarà duplice: consolidare un quadro regolatorio stabile e agile, e favorire una trasformazione culturale attraverso incentivi, semplificazioni e programmi educativi mirati. L’adozione del ciclo biologico e tecnico richiede necessariamente chiarezza normativa, tempi autorizzativi maggiormente rapidi e strumenti di certificazione più aderenti alla realtà operativa degli impianti. Solo consolidando un modello che coniughi innovazione, sostenibilità e competitività, l'Italia potrà raggiungere l'obiettivo di una riduzione annua di circa 2,6 MtCO2eq5, pari ad una crescita del 5% rispetto al 2023. La sfida finale sarà evolvere poi da una somma di pratiche virtuose ad un’architettura economica pienamente circolare, capace di trasformare la sensibilità dei cittadini in scelte quotidiane coerenti.
1 “Tecnologia, innovazione, nuovi modi di fare impresa «circolare»: ma il mercato italiano è davvero pronto?” (Polimi school of Management e Energy&Strategy). La survey ha interessato un campione di 320 imprese appartenenti a dieci settori produttivi.
2 Il 43% delle aziende ha investito tra 50.000 e 150.000 euro.
3 Il Circular Economy Report ha mappato circa 150 startup italiane attive nell’economia circolare.
4 Nel 2025 per la prima volta è stato realizzato in collaborazione con DOXA un sondaggio su un campione equilibrato per genere, età, e distribuzione territoriale di circa 3000 individui.
5 Anche in questo caso il potenziale effettivamente raggiunto rappresenta solo il 15% dele circa 16,8 MtCO2eq risparmiabili se l’Italia riuscisse a sfruttare appieno il proprio potenziale circolatorio.



